Lo spatolato veneziano è una finitura decorativa applicata in più mani sottili e lavorata con la spatola d’acciaio. Nella formulazione tradizionale è a base di grassello di calce e polveri di marmo. Il risultato è una superficie che sembra quasi liquida: cambia riflesso a seconda di come cade la luce, con una profondità che l’intonaco piatto non ha.
Si confonde spesso con il microcemento, ma sono materiali diversi. Il microcemento è un rivestimento continuo a base cementizia, spesso modificato con resine e protetto con prodotti specifici. Può essere applicato, secondo il ciclo utilizzato, su pavimenti, pareti, bagni e cucine. Lo spatolato veneziano tradizionale è a base di calce e può mantenere una buona permeabilità al vapore, compatibilmente con il fondo e con l’eventuale protezione finale. Ha un carattere più caldo e artigianale: ogni passata si vede appena, e quella leggera irregolarità è voluta, non un difetto.
Ha senso sceglierlo dove la parete è protagonista: un ingresso, una parete dietro un camino, un bagno con poca superficie da coprire ma molto sguardo addosso. Ha meno senso su grandi superfici esposte direttamente all’acqua senza una finitura protettiva pensata apposta, o dove serve una resistenza meccanica che la calce, da sola, non dà.
Non è un rivestimento che si applica in un pomeriggio. Servono più mani, tempi di attesa tra una passata e l’altra, e una mano che sa quando fermarsi — è il tipo di lavoro dove si vede la differenza tra chi lo fa da anni e chi lo prova per la prima volta.


